PUOI BLOCCARE LE PROCEDURE ESECUTIVE CON L’ ACCORDO EX ART. 182 BIS L.F.! – WEBINAR GRATUITO per imprenditori SABATO 30 GIUGNO, comodamente davanti al tuo pc!

Puoi bloccare le procedure esecutive con l’ accordo ex art. 182 bis l.f.! – webinar gratuito per imprenditori, comodamente davanti al tuo pc

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Alla luce di questo grave momento di crisi per l’impresa italiana sono salite alla ribalta le possibilità che la normativa ci da per ristrutturare e risanare la nostra azienda, grazie ai nuovi istituti giuridici dell’accordo di ristrutturazione debiti ex art. 182 bis l.f. e del piano di risanamento attestato ex art. 67 l.f.
Grazie a questi due strumenti le imprese in difficoltà possono guardare con speranza al proprio futuro, la speranza di risanare la propria azienda vedendosi allontanare il rischio di fallimento!

L’art. 48 c. 2 della legge 122/2010 (che ha convertito in legge il dl. 78/2010, entrato in vigore il 31 maggio 2010) ha modificato l’art. 182 bis della cd. legge fallimentare (in materia di accordo di ristrutturazione dei debiti) aggiungendo, dopo il quinto comma, la seguente disposizione:

“Il divieto di iniziare o proseguire le azioni cautelari o esecutive (…) può essere richiesto dall’imprenditore anche nel corso delle trattative e prima della formalizzazione dell’accordo di cui al presente articolo, depositando presso il tribunale la documentazione di cui all’art. 161 primo e secondo comma, e una proposta di accordo corredata da una dichiarazione dell’imprenditore (…). L’istanza di sospensione di cui al presente comma è pubblicata nel registro delle imprese e produce l’effetto del divieto di inizio o prosecuzione delle azioni esecutive o cautelari, nonché del divieto di acquisire titoli di prelazione, se non concordati, dalla pubblicazione”

In poche parole l’imprenditore tramite l’accordo di Ristrutturazione dei debiti può bloccare tutte le procedure esecutive a carico della sua azienda! Questo ci da nuove possibilità e nuove speranze per il futuro della nostra attività!!!

Nel mio Webinar gratuito dedicato agli imprenditori che sono fortemente preoccupati da questa crisi illustrero’ come sia sempre possibile trovare una soluzione per poter ristrutturare e risanare l’azienda.
Ti illustrerò come sfruttare i nuovi istituti giuridici dell’accordo di ristrutturazione debiti ex art. 182 bis l.f., che altro non è che un accordo stragiudiziale tra l’azienda e l’ampia maggioranza dei sui creditori, regolamentato dalla legge, e del piano di risanamento attestato ex art. 67 l.f. , primo atto finalizzato alla soluzione della crisi, introdotti recentemente dalla nostra normativa.

Ti spiegherò perchè c’è sempre una speranza! Potrai pormi delle domande dal vivo e parlare con me in completa privacy!

Molti imprenditori, moltissimi, anche di non piccole dimensioni, non sanno di questi strumenti che possono aiutarli, che possono evitare la crisi dell’azienda e il suo fallimento.
L’obiettivo di questo webinar gratuito è quello di farti capire che con l’aiuto di un esperto puoi salvare la tua azienda e guidarla verso acque più sicure. L’importante è elaborare un piano completo ed efficace e avere degli obiettivi raggiugibili per cui ricominciare a lottare insieme.

Chiunque può prendere parte ai miei corsi live, non ci sono prerequisiti necessari, non occorre che tu sia un economista o un esperto o un imprenditore all’avanguardia!
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Già in moltissimi si sono iscritti e hanno frequentato il mio webinar, e tu cosa aspetti? Salva la tua azienda, partecipa al Webinar gratuito!

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A volte facciamo lo sbaglio di considerare vincente una soluzione ipertecnologica, che può andare però a discapito della fruibilità e usabilità delle persone a cui ci rivolgiamo. E’ lo sbaglio più grande , che molte web agency commettono, non occupandosi direttamente di web marketing! Ad esempio: Quanta fatica facciamo a trovare un numero di telefono sui siti. non e’ mai facile trovarlo, clicca qui va di qua etc. etc. e i potenziali clienti si spazientiscono ed escono dal sito, dopo tanta fatica e soldi investiti per averli convogliati li, anche di malumore. Il nostro primo obiettivo e’ quello di creare dei siti user friendly, AMICI DELL’UTENTE, in giro invece si vedono molti siti NEMICI dell’utente.

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Risanare la tua azienda si può

Vuoi salvare la tua azienda?
Vuoi ritornare alla tranquillità di una vita senza telefonate di creditori?
Vuoi tornare ad avere voglia di alzarti la mattina per lavorare?

Oggi mi rivolgo a tutti quegli imprenditori che vivono un momento drammatico per la loro azienda o vivono con la paura che la scure si abbatta sulla loro attività.

La professione di imprenditore non si può più improvvisare. Qualche anno fa bastava avere il coraggio di “mettersi da solo” e poi la congiuntura favorevole, come per incanto, favoriva la crescita dell’azienda senza particolari sforzi. Oggi le cose sono molto cambiate, e soprattutto cambiano in continuazione, e in molti casi le doti naturali della singola persona, che permettono di saper gestire, non bastano più.

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Che cosa aspetti dunque?

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Ti spiegherò che la ristrutturazione dei debiti senza una crescita sostanziosa dei ricavi futuri potrebbe essere solo un paliativo.
Capirai allora che l’azienda risanata necessita di strategie di innovazione e di web marketing per aumentare e consolidare il tuo mercato

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Capirai che l’azienda ristrutturata e avviata verso il risanamento deve essere messa sotto costante controllo con il cruscotto di controllo, per evitare che si commettano gli stessi errori del passato e soprattutto per evitare che si imbocchi in futuro la strada sbagliata.

L’innovazione, il controllo di gestione, il webmarketing e la ristrutturazione dei debiti sono gli ambienti cruciali dell’impresa attuale.
Il network www.consulentiaziendaliditalia.it ha proprio la finalità di proporre i propri affiliati come tutor aziendali rispetto a queste quattro aree strategiche.
I nostri affiliati sono esperti di settore, formati dalla dura esperienza quotidiana sul campo di battaglia e dal continuo confronto con imprenditori e professionisti.

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IMPRESE ONLINE: L’ITALIA VINCE LA CRISI GRAZIE AL WEB

Impresa Turismo: l’industria italiana della vacanza regge la crisi grazie al Web, in grado di aumentare la visibilità e moltiplicare le prenotazioni. L’indagine Isnart.

Ancora una volta la dimostrazione che il Web Marketing è vincente.

Nonostante il 2011 non sia stato drammatico per molti settori dell’economia, le imprese italiane del Turismo sembrano aver retto abbastanza bene il colpo, e a trarne vantaggio sono stati in modo particolare gli operatori che hanno affidato i loro servizi al Web.

E’ quanto è emerso dalla VII edizione di “Impresa Turismo”, l’indagine Isnart presentata a Roma presso la sede di Unioncamere.

L’80% delle imprese afferenti questo settore sono presenti su Internet e circa il 48% permette la prenotazione attraverso i sistemi di booking online; il 33% è poi presente sui social network (nel 2010 la percentuale era del 19,8%) con punte del 37,3% per gli hotel.

Il saldo complessivo di fine anno del sistema ricettivo indica una certa stabilità: -0,2% di camere vendute con una media del tasso di occupazione pari al 43,8%. Il comparto alberghiero registra un tasso medio del 48,4% ed un incremento del +1,5% sul 2010. Meno entusiasmante la situazione dell’extralberghiero, con il 37,6% di occupazione camere e un -2,3% rispetto al 2010.

Se Internet ha già avuto un ruolo importante nei risultati, un 20% delle imprese non sono però ancora presenti online e oltre il 50% del comparto ricettivo italiano utilizza Internet come semplice strumento di visibilità, senza affiancarlo alla possibilità di acquisto e prenotazione.

Eppure, a testimoniare la forza del web, sono proprio i turisti: il 41% della clientela presente nelle strutture ricettive nel 2011 ha utilizzato Internet per organizzare/prenotare il soggiorno (+35,2% rispetto al 2010). L’11,2% utilizza i sistemi di booking online della struttura e l’8,4% i grandi portali, in particolare per gli hotel (9,6%).

Il commercialista non deve essere un peso per l’azienda

Oggi prendo spunto da una risposta tramite mail di un imprenditore: ‘Ma te pare che se cio’ un’azienda in crisi te la mando a te, cosi la spolpi di quel poco che e’ rimasto. Povero illuso’.

All’imprenditore, presente nel mio database, avevo semplicemente inviato una newsletter riguardo alla diffusa situazione di crisi delle aziende. La mail continuava sottolineando la necessità di gestire la crisi aziendale già dal primo stadio, rivolgendosi ad professionista che preliminarmente analizza l’azienda e che propone le soluzioni disponibili.

Ho prontamente risposto all’imprenditore con un sentito e sincero ringraziamento per la sua sincerità perché, con tale risposta, ha colto nel segno la problematica della ‘gestione della crisi aziendale‘.

In primis la difficoltà maggiore è la cecità dell’imprenditore. La maggior parte non vuole o non riesce a riconoscere che la ‘momentanea mancanza di liquidità’ è la prima fase della crisi. Rivolgersi subito ad un professionista vuol dire sicuramente ‘proseguire l’attività in attivo’.

L’altra problematica emersa è legata alla visione del commercialista, visto solo come un peso per l’azienda. La necessità di un professionista a 360° è più che mai attuale. ( Questa visione è condivisa appieno dai colleghi del network www.consulentiaziendaliditalia.it )

Questo genera un meccanismo che porta l’imprenditore a gestire la crisi aziendale da solo senza l’ausilio di nessun professionista. Il che vuol dire: spendere del tempo facendo ciò che gli altri dovrebbero fare. Sicuramente il tempo necessario da dedicare alla gestione della crisi aziendale è notevole e gli imprenditori non ne hanno a sufficienza.

Inoltre come recita il codice civile ‘l’imprenditore è il soggetto che esercita un’attività economia al fine di produrre o scambiare beni e servizi in modo professionale. Le qualità imprenditoriali e professionali non si discutono, ma all’interno di un organizzazione i ruoli dovrebbero essere ben distinti ed ognuno deve essere specializzato nella propria materia. E’ ovvio che un bravo imprenditore tiene sotto controllo ogni singola fase; ma se spende il proprio tempo a presso a istituti di credito, avvocati, fornitori, come può tenere sotto controllo l’azienda?

A rafforzare questa visione c’è il fatto oggettivo che per ‘Gestire la crisi aziendale e ristrutturare i debiti‘ è necessario avere competenze trasversali di economia bancaria, di finanza, di economia, in materia fiscale, aziendale ed amministrativa. Come fa un imprenditore a studiare in così poco tempo tutto questo?

QUALE SARA’ ”L’EFFETTO IMU” SUI PREZZI DEI BENI IMMOBILI?

Nel mese in cui il governo incassa la (scontata) fiducia alla Camera sul ddl delega sulla semplificazione fiscale, che introduce tra le altre imposte l’Imu al posto della vecchia Ici e prevede la riforma del catasto e delle relative rendite (destinate ad essere calcolate in base al valore di mercato, al metro quadro, dell’abitazione prendendo a riferimento i dati medi del triennio precedente la dichiarazione e non più in base al numero di vani dell’immobile), qualcuno inizia a chiedersi se oltre a rappresentare un onere dal punto di vista fiscale la nuova tassazione patrimoniale non possa avere un impatto negativo sul mercato immobiliare italiano.

Il rischio non può essere escluso, con buona pace di coloro che andavano auspicando una ripresa del mattone dopo un semestre di sostanziale stallo. Secondo il Censis, infatti, vi sarebbe il rischio di un ulteriore calo tra il 20% e il 50% dei prezzi delle case con l’entrata in vigore delle ultime novità legislative. Il perché è presto detto.

Se molte seconde case sono un bene d’investimento, la convenienza a investire o meno in esse non può che essere valutata in base al rendimento offerto, rendimento (legato agli affitti che possono essere riscossi) che al momento oscilla attorno al 2,7%-3% annuo sia pure con variazioni anche sensibili a seconda dell’età e del pregio dello stabile e della zona in cui è situato.

L’Imu sulle seconde case (7,6 per mille), salvo improbabili “sconti” applicati dai Comuni (la cui addizionale può variare dal -3 per mille al +3 per mille) entro fine anno, risulterà più pesante dell’Ici in misura variabile tra l’1,6 e il 4,6 per mille, ossia mediamente di uno 0,3% annuo. Il che significa che al netto della nuova imposizione il rendimento di un immobile si aggirerà mediamente attorno al 2,4%-2,7%. A chi già ha investito in immobili non resterà che fare buon viso a cattivo gioco in attesa di poter ritoccare all’insù gli affitti, ma chi vorrà investire in futuro potrebbe non trovare questo tasso interessante e pretendere di ottenere nuovamente un 2,7%-3% (come sinora).

In questo caso l’unico modo in cui un immobile potrà rendere nuovamente simili tassi è tramite un calo del prezzo d’acquisto in misura proporzionale al calo del rendimento ed essendo questo almeno del 10% come visto sopra, questa è il possibile ribasso dei prezzi che mediamente si registrerà nei prossimi mesi, col rischio naturalmente che la stretta sul credito (che rende i mutui più difficili da ottenere e comunque più costosi), il continuo deleveraging in atto nel settore privato e la cautela circa le prospettive dell’economia italiana pesino ulteriormente rendendo gli acquirenti meno propensi ad aprire i portafogli, obbligando i venditori a concedere ulteriori sconti anche superiori.

Chi non è convinto di simili previsioni obietta che il mercato si trova già da mesi sui minimi degli ultimi 10-12 anni, che in fasi di recessione i prezzi degli immobili (classificati come un asset “sicuro”) tendono a rimanere costanti e che per ora non si avverte l’immediata necessità di realizzo da parte di chi già ha investito nel mattone. Il rischio è però che anziché un crollo ci si trovi ad affrontare un’ulteriore prolungamento di una crisi ormai pluriennale, proprio mentre le imposte patrimoniali stanno aumentando e mentre la possibilità di avere ulteriori fonti di reddito vanno diminuendo per una parte crescente della popolazione italiana. Il che dovrebbe far suonare per lo meno qualche campanello d’allarme.

La forza del web marketing, come usare Facebook per vendere all’estero

Oggi vogliamo riportarvi l’esempio di una azienda nostra cliente, trattasi di una boutique che si trova in GABON a Libreville che grazie a Facebook riesce a vendere in Africa e a concentrare la maggior parte dei propri profitti proprio nel continente ‘nero’ facendo web marketing dall’Italia.
Grazie ad una costante attività siamo riusciti ad ottenere ben 242 potenziali clienti su Facebook con 4,8€ di spesa in un giorno!

Con 1 giorno di Facebook Ads siamo riusciti a prendere 160 click e 242 interazioni con un cpc di 0,03 euro!!! Vuol dire che siamo riusciti a prendere 242 interessati su Facebook con 4,8€ soltanto… cioè ogni nuovo potenziale cliente è costato solo 3 centesimi di euro: incredibile vero?

Questo ci dimostra che nonostante Facebook sia da molti ‘snobbato’ e non ritenuto essenziale in un sistema di web marketing, la sua efficacia rimane indiscutibile e fonte di grandi guadagni, a patto che su questi ‘social’ venga effettuata un’attività strategica e costante e soprattutto PERTINENTE come comunicazione. In particolare occorre capire che Facebook va inserito in un SISTEMA integrato con altri social e altri strumenti, come il DATABASING, e questo determina dei risultati straordinari in termini di visibilita’

Noi di Consulenti Aziendali d’Italia, che siamo presenti in tutta Italia (vi invito a visitare il sito https://consulentiaziendaliditalia.it/), siamo specializzati nell’assistere le imprese nell’attività strategica di web marketing, uno dei nostri principali servizi a disposizione dell’imprenditore.Nei nostri servizi di Tutoraggio Aziendale e Cruscotto di Controllo, (leggi tutto su: https://consulentiaziendaliditalia.it/cruscotto-di-controllo/), ci sono degli indicatori in grado di misurare se l’azienda è in maniera adeguata orientata verso il mercato e verso la comunicazione.
Ti invito a prendere visione dei nostri servizi su https://consulentiaziendaliditalia.it/, dove troverai anche il consulente più vicino a te, dal momento che ormai siamo presenti praticamente in tutta Italia e a vedere i servizi del:
Cruscotto di Controllo e Tutoraggio Aziendale, al seguente link, https://consulentiaziendaliditalia.it/cruscotto-di-controllo/, e Ristrutturazione Debiti al seguente link https://consulentiaziendaliditalia.it/ristrutturazione-debiti/, dove affrontiamo il discorso del rapporto con i collaboratori ed in particolare l’analisi della bontà della comunicazione generale.

TIMBRI I BADGE PER I COLLEGHI ASSENTI? RISCHI DI ESSERE LICENZIATO!

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 4693 del 23 marzo 2012, ha stabilito che è legittimo il licenziamento disciplinare intimato sia al lavoratore che timbra il badge dei colleghi assenti sia ai lavoratori che ne beneficiano.
La Corte ha rigettato il ricorso proposto da tre dipendenti licenziati dall’azienda presso cui prestavano servizio in quanto, in più di un’occasione, hanno fittiziamente ottemperato all’obbligo di regolare presenza sul posto di lavoro mentre erano di fatto assenti dallo stabilimento per l’intera giornata lavorativa.

La Suprema Corte, confermando la decisione del giudice d’Appello, ha precisato che la condotta contestata appariva connotata da un elemento particolarmente intenso e fraudolento, frutto di un preventivo accordo, che implicava la violazione di fondamentali doveri scaturenti dal rapporto di lavoro subordinato ed era idonea a ledere la fiducia dell’azienda nella futura correttezza dell’adempimento della prestazione lavorativa.

Confermato quindi il licenziamento che, secondo i giudici, trova conforto nelle norme del codice disciplinare e in quelle del CCNL che prevedono il licenziamento senza preavviso di fatti che costituiscono delitto a termine di legge, come appunto l’illecito contestato ai ricorrenti.

PMI IN DIFFICOLTA’: più di 30 fallimenti al giorno!

Record di procedure fallimentari avviate dalle PMI italiane per la stretta creditizia, i ritardati pagamenti e il calo della domanda interna: più di 30 fallimenti al giorno nel 2011.

Numerosi i fallimenti aziendali che si sono succeduti lo scorso anno per colpa della crisi economica: praticamente 31 al imprese fallite ogni giorno nel corso del 2011 e a chiudere i battenti sono state soprattutto le PMI.

Complessivamente, secondo alcune fonti, 11.615 vittime, lasciando a casa almeno 50mila persone.
Le cause di questo drammatico stato di salute delle aziende italiane deve essere ricercato – afferma, ad esempio, Giuseppe Bortolussi, segretario dell’associazione artigianato e piccola industria di Mestre – principalmente nella stretta creditizia, nei ritardi nei pagamenti e nel forte calo della domanda interna.

L’indagine della Cgia mostra come un terzo dei fallimenti sia causato proprio dai ritardi nei pagamenti (3.600 aziende) e i recenti fatti di cronaca confermano il problema con il fisco.

Purtroppo infatti gli imprenditori non vivono solo il fallimento economico della società, ma anche fallimento personale che, in casi estremi, ha portato decine e decine di piccoli imprenditori a togliersi la vita.

Ora quali contromisure può adottare un piccolo imprenditore ?

Sicuramente la prima fra tutte è quella di farsi assistere da un consulente aziendale che dimostri di essere competente e orientato verso il “problemsolving”.

Strumenti quali la ristrutturazione del debito aziendale (adesso esteso per legge anche alle micro imprese) ed il web marketing hanno dimostrato in molti casi di fare la differenza, soprattutto se inseriti in un più ampio concetto di tutoraggio aziendale, rispondendo alle cause di “stretta creditizia” e di “forte calo della domanda interna”.